Selvadech mette in scena un viaggio nella memoria arcaica delle montagne bergamasche, dove le maschere dell’Uomo selvatico si incarnano in una presenza viva, sospesa tra mito e corpo. Lo spettacolo prende forma come rito contemporaneo: un attraversamento fisico e sonoro in cui la scena diventa spazio di evocazione, di incontro tra umanità e natura.
La drammaturgia si costruisce attraverso immagini e gesti che emergono come frammenti di un linguaggio perduto: corpi che si cercano, che resistono, che cedono alla vertigine della metamorfosi. La materia rituale originaria non è citata, ma attraversata; il suo potere simbolico si traduce in azioni concrete, in respiri e ritmi che trasformano il palco in un territorio vivo. L’Uomo selvatico non è più figura mitica ma corpo che abita la scena, portatore di memoria collettiva. La sua voce si manifesta nei suoni, nei passi, nel dialogo con la materia naturale e con lo spazio stesso, fino a diventare canto o grido primordiale. Nel suo procedere, Selvadech esplora la tensione tra ordine e disordine, tra silenzio e furia, restituendo la vibrazione emotiva che lega l’essere umano alla montagna. Ogni movimento diventa traccia di un rito che parla di solitudine, di trasformazione e di rinascita. In questo paesaggio fisico e simbolico, la scena si apre come una soglia: luogo in cui la maschera non nasconde, ma rivela la parte più selvaggia e necessaria dell’uomo.
La rassegna è realizzata con il contributo e la condivisione del Comune di Albano Sant’Alessandro, con il supporto del Teatro Prova e in collaborazione con l’Ente Turistico Terre del Vescovado. Si ringrazia la proprietà di Villa Salvi per la generosità e l’ospitalità.