Cosa significa avere trent’anni oggi? La risposta è in un monologo intimo, ironico e spiazzante, capace di intrecciare poesia esistenziale, satira politica e teatro civile.
Sul palcoscenico si consuma il dramma moderno dell’eterno indeciso di un quasi trentenne, laureato con una quotidianità frammentata. È un maestro di scuola stimato, ma anche un attore in erba, un apprendista pittore e un corsista di danese online. Nel tentativo di voler essere tutto, si ritrova bloccato a un crocicchio esistenziale, incapace di scegliere una strada univoca. Le sue passioni? Tutte vissute a un modesto “livello A2 o B1”, come una lingua straniera masticata a metà, mentre il mondo là fuori esige performance da veri professionisti.
Il testo si apre con un tributo lirico al “Libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, in cui il protagonista mette a nudo la propria fragilità e deluso da un Dio silenzioso, cerca risposte ovunque. Prima si rifugia nel teatro civile, raccogliendo le voci dei pensionati del territorio bergamasco, poi tenta la carta della politica con un discorso elettorale, fino ad abbracciare i “tanti piccoli io” di Battiato e Gurdjieff, rifugiandosi nelle sue “vite sognate”. La sua mente diventa una Wunderkammer che infine esplode sul palco di un grande teatro, citando Tarkovskij per lanciare un disperato appello alla bellezza e al desiderio.
Ma il risveglio dal sogno è un brusco ritorno alla realtà. Il monologo scivola in uno sdoppiamento di personalità a tre voci in cui esso stesso diventa giudice inflessibile che demistifica i suoi ideali, tacciando di essere un “leaderino” superficiale incapace di assumersi responsabilità e di prendere una vera posizione nel mondo. Questa frammentazione svela verità scomode e porta al rifiuto delle etichette sociologiche di una parte della sua generazione in cui la precarietà non è economica, ma dell’anima. È il conflitto eterno tra un IO brama il massimo e un IO pigro che si rifugia in vite parallele, preferendo la placenta sicura del sogno alla fatica di costruire la realtà. Uno spettacolo magnetico sulla fatica di diventare adulti.
La rassegna è realizzata con il contributo e la condivisione del Comune di Albano Sant’Alessandro, con il supporto del Teatro Prova e in collaborazione con l’Ente Turistico Terre del Vescovado. Si ringrazia la proprietà di Villa Salvi per la generosità e l’ospitalità.