Giugno 1902. Il centro di Milano è attraversato da un corteo di giovanissime apprendiste-sarte che marcia verso la Camera del Lavoro. Sono le cosiddette “piscinine”, che in dialetto meneghino significa, appunto, “piccoline”. Sono tutte bambine, hanno tra i sei e i tredici anni, lavorano in ambienti insalubri e senza diritti, sfruttate e sottopagate, eppure trovano la forza di scioperare e, per cinque giorni, fermano l’industria della moda della città. La loro protesta attira attenzione e curiosità, scherno da parte dei giornali e dei padroni, sostegno da parte di intellettuali socialiste e femministe, come Anna Kuliscioff. A raccontare questa storia dimenticata sono due piccioni, due creature che abitano “le piazze” e che, nelle loro parole, rispecchiano il nostro sguardo contemporaneo, troppo spesso stanco e disilluso davanti alle sfide della storia. Mentre osservano la protesta delle più minuscole operaie, essi creano un carillon filosofico e rarefatto, che lascia spazio alle nostre domande. Una narrazione arguta e ironica per ricordare una protesta che ha cambiato il corso della storia e della consapevolezza collettiva del lavoro femminile e infantile.
Lo sciopero delle bambine è il nuovo spettacolo di PEM Habitat Teatrali con cui la Compagnia prosegue la ricerca di un’arte che declini contenuti civili e ironia: “Ancora una volta vogliamo portare alla luce un fatto quasi sconosciuto, sepolto dal tempo, per affrontare il nostro presente e non accontentarci delle briciole”.