Una gravidanza prolungata oltre i limiti, il cuore di un maiale trapiantato in un essere umano, l’apoteosi di un idolo sportivo: trasformazioni individuali, collettive, fisiche e persino spirituali compongono la trama di Cuore di porco, una performance che intreccia diversi linguaggi dello spettacolo dal vivo.
Teatro, drammaturgia, poesia performativa, musica elettronica, arte visiva e animazioni video convivono in un’esperienza immersiva, in cui immagini e suoni si generano e si contaminano in tempo reale, dando forma a un’opera polifonica e stratificata. Corpi in trasformazione e vasi comunicanti che si influenzano a vicenda diventano il centro di un racconto che indaga il rapporto tra individuo e collettività, tra umano e non umano.
Proprio per questa sua natura fluida e ibrida, lo spettacolo è pensato per essere agito anche in spazi non convenzionali, all’aperto o in contesti non necessariamente teatrali. Cuore di porco è concepito come uno “spettacolo live set”, in cui la creazione sonora e visiva avviene dal vivo, sotto gli occhi del pubblico. Il progetto si inserisce nel filone di ricerca avviato nel 2013 con Le Canaglie, collettivo multidisciplinare – costola di Carrozzeria Orfeo – fondato da Massimiliano Setti insieme agli illustratori Federico Bassi e Giacomo Trivellini, nato per esplorare le possibilità offerte dall’incontro tra tecniche tradizionali di disegno e tecnologie digitali.
Chiara Arrigoni, Filippo Capobianco e Francesco Petruzzelli sono tre giovani autori individuati da Carrozzeria Orfeo nel corso di un lavoro pluriennale di insegnamento e dialogo con le nuove generazioni. Con loro si è scelto di avviare un processo creativo condiviso, pensato fin dall’origine come un lavoro corale in dialogo costante con la supervisione di Gabriele Di Luca e con il dispositivo sonoro e visivo de Le Canaglie. E se, in un mondo dilaniato dalle disuguaglianze, arrivasse all’improvviso la speranza in qualcuno che ci salvi? E se questa storia di possibile salvezza partisse dal cuore di un maiale? Gli autori sono partiti da tre nuclei che hanno connesso in un unico disegno narrativo: un maiale condannato al macello, una madre che non vuole lasciar andare nel mondo il proprio figlio che cresce nel suo grembo, l’ascesa di un idolo sportivo in grado di attirare l’attenzione mondiale e, forse, cambiare le sorti dell’umanità.
Il progetto ha come ispirazione il tema delle metamorfosi: universale e antichissimo, già presente nella mitologia greca, qui però si cala nella contemporaneità, e talvolta la oltrepassa, fino a disegnare nuovi mondi possibili.
A partire da questo nucleo, lo spettacolo attraversa diverse traiettorie tematiche: il bisogno umano di credere in qualcosa di rassicurante, fino alla costruzione di un proprio dio; il rapporto, spesso contraddittorio o utilitaristico, tra essere umano e animale; il corpo indagato nel mistero delle sue trasformazioni (gravidanza, malattia) che possono relegare alcuni corpi ai margini, percepiti come scarto, mentre altri diventano oggetto di venerazione (come il corpo dello sportivo, che eccelle e supera il limite). Infine, entra in gioco la tecnologia, capace di intervenire sui cambiamenti “naturali” e di aprire nuove prospettive, non prive di dilemmi etici. E con esse si riapre la domanda: può ancora sopravvivere la speranza in un mondo che crolla?
A portarli in scena è la voce di Matteo Berardinelli, accompagnata dal lavoro de Le Canaglie, che creano live illustrazioni, animazioni e musica elettronica originale. La performance è nata a Mantova in occasione del public program per i 500 anni di Palazzo Te, per offrire una riflessione sul rapporto tra natura e umano, fili conduttori della mostra di Isaac Julien All that changes you. Metamorphosis.