La luce della luna, un uomo irrompe davanti ai nostri occhi. Sembra profondamente turbato, scosso, e parla in una lingua secca, diretta, un dialetto frammisto a parole straniere. Dietro di lui, in una povera casa, si sta svolgendo un funerale, la veglia funebre di
una persona a cui era molto legato e che poco prima stentava perfino a riconoscere: sua madre. Ceduto dal padre ancora bambino a una compagnia circense di orsanti e scimmiari, ovvero domatori di bestie feroci, Ultimo ripercorre le avventure a volte esaltanti, a volte tragicomiche, a volte durissime, della sua vita girovaga per l’Europa fino ai confini dell’Asia. Racconta del suo intimissimo rapporto con l’orsa che ha imparato a domare, la solitudine che si può leggere negli occhi dell’animale, una solitudine simile alla sua, come se anche l’orsa rimpiangesse un mondo dimenticato, una madre lontana. In un monologo dal ritmo incalzante, quasi forsennato, assediato dall’incontro inaspettato con una madre già morta, si ripercorre la geografia emotiva di un viaggio di allontanamento e formazione vissuto insieme a questi artisti/domatori rozzi sì, bestiali, ma allo stesso tempo capaci di grande cuore e spirito di iniziativa.
Ho scelto Ultimo – ballata di uomini e bestie dopo averlo sentito leggere da Matteo, intuendo immediatamente il potenziale della storia, l’urgenza di una scrittura scabra e diretta, la forza trascinatrice dell’interpretazione che ne sarebbe potuta scaturire. Ho scelto di mettermi dietro le quinte, per dare campo
libero a tutto questo, per godermi il tutto “visto da fuori”.