Quando decisero di mettere le immagini deterrenti sui pacchetti di sigarette il risultato fu altalenante… qualcuno smise di fumare altri, complice il mercato, decisero di comprarsi un 'porta pacchetto' che li rendesse decorosi. Ne ricordo uno realizzato a uncinetto… ma con il tempo quelle veritiere e raccapriccianti immagini furono bypassate, confondendosi con le molteplici campagne antifumo. Anche durante i lockdown il tabacco era in vendita, unica 'corsa' possibile, vittoriosa anche sulle pericolose endorfine del podista.

Quando a Febbraio 2020 la notizia della pandemia è cominciata a serpeggiare, il mondo del teatro ha spento i motori. L'automobile è andata avanti sulla strada su cui ognuno stava viaggiando. Senza rumore abbiamo abbassato i finestrini per capire cosa stesse succedendo alla ricerca di strategie per mettere di nuovo in moto il mezzo. Privi di marcia, ci siamo ritrovati in folle senza folle a ragionare come folli. Ogni imposizione politica è stata analizzata e in alcuni casi risolta. Regole scientifiche in continuo divenire hanno innescato ragionamenti artistici per la sopravvivenza della specie, un ininterrotto scervellarsi per proporre una teatralità diversa.

La mia vettura s’è fermata in zona rossa in una strada di paese, davanti ad un tabaccaio aperto… io nemmeno fumo… avevo un mal di testa d'abuso neuronale. Astinenza da teatro… pericolosa… molto pericolosa! Perché fa progettare soluzioni che raggirano le logiche della scienza, che giocano con l'interpretazione della lingua, che mettono a rischio il bene di tutti mutando quelle fondamentali dinamiche tra attore e spettatore. Se l'AGIS avesse redatto la quattordicesima regola per effettuare spettacoli dal vivo l'avrebbe di certo impostata così: “Davvero stai ancora pensando d'organizzare qualcosa?”. Sono in astinenza sì, ma da quel teatro che è stupefacente nel senso di 'meraviglioso' e non 'nocivo'.

– Illustrazione di Giulia Cabrini

Ho lasciato la macchina sul bordo della strada e son tornato a casa a piedi in quel silenzio proprio del buio in sala che precede la messinscena. Ho pensato che fosse giusto sospendere tutto, non rischiare, ma altrettanto giusto usare nuovi linguaggi per proporre qualcosa di alternativo al teatro, per non far calare l'attenzione e magari poter guadagnare qualcosa. È già perché in tutto questo guaio chi vive solo grazie al teatro è davvero rimasto a piedi e, senza la protezione di una rete di sicurezza, cadrà dolorosamente a terra.

Ma i teatranti sanno quanto sia urgente, taumaturgica ed essenziale un'arte capace di raccontare storie in modo così naturale, costruendo empatia con il pubblico, con quella gente che è carburante ecologico e necessario affinché il rito possa compiersi. In particolare le piccole compagnie indipendenti, che spesso conoscono i nomi dei propri spettatori, sanno che potrebbero essere utili per lenirne i dispiaceri seppure per un'ora soltanto. Stare immobili o muoversi nell'incertezza è desolante... ma anche ripartire in estate per poi subire la seconda ondata pandemica sarà di nuovo demoralizzante ...Allora cosa fare?

Ripensiamo insieme il teatro in tutti i suoi aspetti e insieme produciamo per tempi migliori unendo le forze. Realizziamo spettacoli che siano 'vaccino' per un ritorno alla coesione sociale, al rito teatrale, alla condivisione in tutta serenità di un evento sia per chi lo vede sia per chi lo fa, all'insegna della riattivazione delle dinamiche che permettano il fluire d'emozioni grazie alla totale immersione nella storia, alla nascita di opinioni o semplicemente all’abbandono in una risata. Leniamo la sofferenza di un popolo, quello bergamasco, che ha vissuto e vivrà anni purtroppo difficili da cancellare anche a livello psicologico.

Enzo Mologni – 10 Giugno 2020