L’inno di Saltamuretto, un gesto di solidarietà “al contrario” cantato da un infermiere a favore dei lavoratori dello spettacolo.
Il progetto sostiene Saltamuretto con un crowdfunding. Tolte le spese di realizzazione degli awards i fondi andranno per la realizzazione degli spettacoli.

Nessun secondo è la prima canzone del Collettivo Arbièn. È stata scritta, composta e cantata per raccontare l’umanità che lotta per un vero cambiamento. È nata a Bergamo, in Primavera nel chiuso delle case durante la pandemia del Covid-19 ed unisce tante persone in nome dell’arte e nel nome dello spettacolo, per trovare la via di una nuova ripartenza.
Il testo della canzone Nessun secondo riscrive il giuramento d’Ippocrate trasformandolo in un’esigenza necessaria di cambiamento dello stile di vita. Un impegno ecologico e sociale cui adempire per le nuove generazioni, che tiene conto della saggezza dei maestri. Una vera presa di posizione contro l’ipocrisia dei populisti, a favore dell’ascolto degli ultimi e dell’etica del lavoro equo. Il ritornello racconta la lotta e lo sguardo al futuro, un mutamento che non deve rimanere solo una buona intenzione.

Il testo scritto perché fosse cantato da un infermiere, non doveva riportare ai suoi occhi le drammatiche immagini di ogni giorno, ma dare lui la forza di lottare contro qualcosa di invisibile. “Nessun secondo” vuole sensibilizzare le persone al cambiamento e alla resilienza a favore di un mondo diverso e più equo, utilizzando parole chiave come il celebre “Hic et nunc” caro alla sfera teatrale. Un fine da comunicare qui ed ora! (Enzo Mologni, paroliere)

La canzone è quindi prima di tutto una necessità comunicativa. Un vettore di trasmissione e se oggi, in tempi di Pandemia, farsi vettori, è quanto più di pericoloso e da arginare a livello sanitario, in campo artistico diviene l’unico modo per sentirsi vivi. La necessità di trasmettere ad altri un messaggio che venga perpetrato con la stessa forza e necessità avuta dagli Arbièn durante il primo lockdown.

– Illustrazione di Giulia Cabrini

“Nessun secondo” mi ha salvato dal buio di quei giorni senza speranza. Dalle visioni oscure che mi attanagliavano. Mi sono rifugiato in lei e nella musica. Mi sono rifugiato nel mio impulso creativo. Ho cantato il mio disagio e le mie paure, ma soprattutto la speranza che ci salvassimo l’anima. (Mauro Mazzanobile, cantante, infermiere)

Musicalmente ciò che emerge è uno stile trasversale di generi, ponendosi come ideale crocevia dove pop, rock e qualità autorale dei testi si incontrano. È un messaggio imperfetto, probabilmente pieno di contraddizioni nella sua partitura. Non fa parte di nessun genere stilistico e vuole essere puro istinto. Elettronica e chitarre stabiliscono un equilibrio sonoro accattivante, ideale e fertile terreno dove la parola spazia incontrastata in tutta la sua potenza evocativa. (Mirco Finotto, chitarrista)

Nella fase di scrittura, durante il lockdown, due immagini intense si sono fatte strada tra il caos e le urla rilanciate dai media; la prima quella di Muhammad Ali che fa a pugni con l’aria, la sua grinta, occhi penetranti verso un nemico immateriale. La seconda, gli aquiloni in volo di “Cantando dietro i paraventi” di Ermanno Olmi, un gesto silente di pace e di pura poesia. Ascoltando la canzone Giulia Cabrini ha creato un video d’illustrazioni animate in cui Ali e gli aquiloni sono presenti con altri messaggi disegnati.