Fiur… dulur e… soddisfasiù

Gorlago SpolverinerDomenica 1 Febbraio 2015 ore 15

Teodoro diventato fiorista suo malgrado con i vivai lasciati in eredità alla moglie, con molto sacrificio ha dato agiatezza alla famiglia, la quale invece sempre a parer suo non lo corrisponde e non lo gratifica minimamente… Un’immane tragedia con il conseguente avvicendarsi di clienti e conoscenti porteranno Teodoro a cambiare la sua idea.

La Compagnia dialettale di Gorlago compie il 15° anno di recite. Il tutto inizia nel 1999 con la rappresentazione della commedia “La medesina miraculusa” più per gioco che con l’intento vero e proprio di fondare una vera e propria compagnia teatrale, invece poi tramutatasi in un’irrefrenabile voglia di “divertire divertendosi”. Così facendo con la regia di Annarosa Bombardieri sono state messe in scena in concomitanza della fiera di S. Andrea in Gorlago tantissime commedie.

Dal 2004 la regia passa nelle mani di Aldo Beretta e la tradizione continua con testi in lingua e dialetti diversi per poi essere tradotti in vernacolo bergamasco. Il nome dalla compagnia non è scelto a caso, difatti si rifà al ricordo di un vecchio lavoro svolto da dei compaesani Gorlaghesi del secolo scorso che andando di corte in corte per tutta la Lombardia, vendevano l’antesignano dei detersivi e cioè la polvere di marmo delle cave di Zandobbio. Partendo da questo presupposto e siccome anche il dialetto è tradizione e ricordo, la simbiosi è apparsa perfetta da subito. Come gli antichi “Spolveriner” anche i nostri attori hanno portato per tutta la provincia i loro spettacoli, riscuotendo sempre ottimi consensi di critica e di pubblico.

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Sex-machine

Giuliana Musso 2Sabato 7 Febbraio ore 21

Un’attrice ed un musicista danno voce ed anima a sei personaggi che, visti in sequenza, formano un quadro di contemporanea umanità, complessa, multiforme, ridicola, sincera. Dino, pensionato, nostalgico delle case chiuse. Vittorio, agente di commercio, il cliente perfetto. Monica, mamma di Cristian, castigatrice dei costumi. Silvana, una professionista. Igor, ventenne, magazziniere, un arlecchino appassionato di lap-dance. Sandro, imprenditore nordestino, fallito. Hanno tutti in comune due cose: appartengono alla cultura del nord-est e trovano soddisfazione ai loro bisogni e ragione alle loro paure nel variegato e complesso mondo dei rapporti sessuali a pagamento.

Una chitarra Gibson semiacustica è suonata dal vivo e senza sosta. La musica offre allo spettatore spazio per ascoltare ciò che non si può raccontare, è sostegno e contrappunto alla rivelazione dei personaggi, insegue, precede, provoca e rivela il lavoro di improvvisazione di Giuliana Musso. A ciascun personaggio corrisponde un ambiente musicale e le canzoni – tutte originali – concorrono alla drammaturgia dello spettacolo.

Le prostitute si possono chiamare in molti modi: donnine allegre, lucciole, belle di notte, puttane, troie, bagasce, battone, mignotte, zoccole, meretrici, fallofore, sex workers… I clienti si chiamano clienti.

Mentre quella delle prostitute è una categoria numericamente ristretta, indagabile ed indagata, dei clienti non si sa nulla, non si indaga, nulla viene messo in discussione. Perché i clienti siamo noi.

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Il muro di silenzio – Studio per una tragedia siciliana

Paolo MannninaSabato 21 Febbraio ore 21
Domenica 22 Febbraio ore 15

[…] Eccomi, sola, qui tra questi muri, che non hanno braccia da tendermi se cado, ma sono sicuri, almeno, mi proteggono… Qui, sola, io, come cieca. E i miei figli fuori, in campagna, dove ogni foglia d’albero è un orecchio attento (…) e loro fuori, allo scoperto. Me li sento morire tutti i giorni all’alba non appena saltano quella soglia e spariscono. Per qualche ora? Per sempre? Non è neanche un anno che porto questo lutto e la minaccia torna a prendermi per i capelli […]

In queste parole d’apertura del dramma, traboccanti di struggente angoscia per il destino dei figli è inciso a caratteri di fuoco il destino finale di una tragedia annunciata. A pronunciarle, nel monologo d’apertura, prologo alla “tragedia”, è una madre in lutto, vedova di mafia. Dopo, l’assassinio del marito, morto in un agguato mafioso perché ha osato opporsi alle pretese di un boss, a causa di un vile ricatto che le impone di abbandonare la terra, la casa in cui vive e partire con i figli, innalza attorno a sé un invalicabile muro di silenzio, nascondendo loro la verità sull’assassinio padre. E’ il suo estremo tentativo di proteggerli che però le si rivelerà fatale. Infatti dopo l’uccisione di Neli, il più piccolo dei figli, per mano del boss, spinta da un comprensibile desiderio di vendetta armerà involontariamente le loro mani scatenando una faida cruenta e fatale. Solo Antonio studia diritto e crede nella giustizia che si affida alla legge, sopravvive alla strage: è lui infatti ad incarnare il logos che attraverso la parola rischiara di luce le tenebre di una realtà fatta di morti, assassini e vendette. Egli rappresenta difatti la speranza di un cambiamento, di una possibile alternativa sana al sopruso e alla violenza del potere mafioso.

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Magazzino 18

Cristicchi-2Sabato 28 febbraio ore 21

Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante. Racconta di una pagina dolorosissima della storia d’Italia, di una vicenda complessa e mai abbastanza conosciuta del nostro Novecento. Ed è ancor più straziante perché affida questa “memoria” non a un imponente monumento o a una documentazione impressionante, ma a tante piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità. Una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta “Servizio Esodo”. Simile la catalogazione per un armadio, e poi materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, altri oggetti, altri numeri, altri nomi… Oggetti comuni che accompagnano lo scorrere di tante vite: uno scorrere improvvisamente interrotto dalla Storia, dall’esodo.

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L’elisir di calciatori e poliziotti

Donizetti - AgostiSabato 7 Marzo ore 21
Domenica 8 Marzo ore 15

Un calcio al pallone che arriva in teatro dalla porta rimasta aperta.
Il mio Elisir comincia così: un’intrusione violenta nella musica di Donizetti.

Calciatori e poliziotti sono accomunati dalla tipologia di gambe, non troppo alte e muscolose.
Nel quartetto a cui voglio ridurre l’opera di Donizetti, Belcore – il pretendente – deve essere un poliziotto. Dulcamara un arbitro. Nemorino, un calciatore dilettante.
A lui, quali che siano, l’onore delle gambe.

Resta Adina.
Cuore femminile, contesa da tutta Albano.
Il palcoscenico del suo piccolo teatro inclinato mi ha conquistato subito, come un elisir rappresentato dalla vecchia pellicola peplum rimasta nel proiettore.

Vorrei rimetterne in moto una che senza travestire un’opera immortale, mettesse a nudo ciò che amo. (Giacomo Agosti)

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Dopodiché – stasera mi butto

Dopodiché-2Sabato 14 Marzo ore 21

Sappiamo chi sei. Tu sei un disagiato. Lo sai tu e lo sappiamo anche noi. Sappiamo quante energie sprechi per non farlo vedere. Fratello disagiato, basta: Il disagio non è un ostacolo sulla strada, il disagio è la strada. Non cercare di cambiare te stesso. Non cercare di apparire migliore. Accettati come sei: pigro, inetto, inconcludente, dispersivo, vile. Noi ti vogliamo bene così. Non preoccuparti: elimineremo assieme ogni senso di colpa, ogni residuo di frustrazione. Noi siamo qui per aiutarti. Siamo portatori di un messaggio universale che si esprime attraverso la pratica delle tre d: Distrazione, Disinteresse, Disaffezione. Stringi la mano che ti porgiamo. Il futuro è nostro. Grandi giorni di festa si avvicinano. Noi siamo la Generazione Disagio. E ce ne sbattiamo il cazzo.

Lo sappiamo che la vita è dura, che c’è crisi, che c’è lo spread. E allora? Dopodiché? Cosa vogliamo fare? Un nuovo partito che entra in Parlamento?!? La rivoluzione? Morire per difendere un albero in Turchia? No!

E allora cosa ci rimane? Il suicidio? Sì! Ma per ridere!

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