Un bès – Antonio Ligabue

Mario PerrottaSabato 15 Novembre ore 21

“Un bès… Dam un bès, uno solo! Che un giorno diventerà tutto splendido. Per me e per voi”.

Provo a chiudere gli occhi e immagino: io, così come sono, con i miei 40 passati, con la mia vita – quella che so di avere vissuto – ma senza un bacio, neanche uno. Mai.

Senza che le mie labbra ne abbiano incontrate altre, anche solo sfiorate. Senza tutto il resto che è comunione di carne e di spirito, senza neanche una carezza. Mai.

E allora mi vedo – io, così come sono – scendere per strada a elemosinarlo quel bacio, da chiunque, purché accada.

Ecco, questo m’interessa oggi di Antonio Ligabue: la sua solitudine, il suo stare al margine, anzi, oltre il margine – oltre il confine – là dove un bacio è un sogno, un’implorazione senza risposte che dura da tutta una vita. Voglio avere a che fare con l’uomo Antonio Ligabue, con il Toni, lo scemo del paese. Mi attrae e mi spiazza la coscienza che aveva di essere un rifiuto dell’umanità e, al contempo, un artista, perché questo doppio sentire gli lacerava l’anima: l’artista sapeva di meritarlo un bacio, ma il pazzo intanto lo elemosinava. Voglio stare anch’io sul confine e guardare gli altri. E, sempre sul confine, chiedermi qual è dentro e qual è fuori.

Il progetto si sviluppa in tre movimenti e ruota intorno alla figura di Antonio Ligabue e al suo rapporto con i luoghi che segnarono la sua esistenza e la sua creazione artistica: la Svizzera, dove nacque e visse fino ai diciotto anni; il territorio di Gualtieri (RE), sulle rive del Po; le sponde reggiane e mantovane dello stesso fiume Po, dove produsse gran parte dei suoi quadri e delle sue sculture. Nel progetto c’è il bisogno forte di raccontare il conflitto a tre tra lo “svizzero” Antonio Ligabue, il suo paesaggio interiore e il paese di Gualtieri sulle rive del Po. Da qui la necessità di rimettere al centro della mia attenzione la marginalità (dopo averla esplorata a fondo nel progetto sull’emigrazione italiana), concentrarmi ancora una volta sulla parola “confine” e sulle sue implicazioni.

Indagare Ligabue significa indagare il rapporto di una comunità con lo “scemo del paese”, da tutti temuto e tenuto a margine, ma significa anche accettare lo spostamento che provoca una nuova visione delle cose, una visione “folle”, che mette a rischio gli equilibri di chi osserva, costringendolo a porsi la classica domanda: chi è il pazzo? Infine e oltre ogni considerazione razionale, mi trovo “costretto” a seguire una personalissima attrazione, ancestrale direi, per l’animale Antonio Ligabue, quella zona bestiale e pura che lui ha così tenacemente cercato nella sua opera, restituendola a noi con una violenza insuperata. Tre spettacoli in tre anni ma, soprattutto, un progetto “articolato”: laboratori in oltre 70 scuole italiane e svizzere, 2 documentari, mostre, collaborazioni con compagnie italiane e straniere, seminari e fasi di studio in Italia, Svizzera e Belgio, coinvolgimento di decine di artisti di ogni forma d’arte, traduzione e messa in scena in francese e tedesco di alcuni capitoli del progetto. (Mario Perrotta)

Nel mese di luglio il Comitato storico-scientifico per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha attribuito al Progetto Ligabue, ideato da Mario Perrotta per il 50esimo anniversario della morte del pittore Antonio Ligabue, il riconoscimento onorifico di evento di interesse nazionale.

Sabato 15 Novembre ore 21

In sinergia con Molte fedi sotto lo stesso cielo” Acli Bergamo.

Teatro dell’Argine

Un bès – Antonio Ligabue

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