Il muro di silenzio – Studio per una tragedia siciliana

Paolo MannninaSabato 21 Febbraio ore 21
Domenica 22 Febbraio ore 15

[…] Eccomi, sola, qui tra questi muri, che non hanno braccia da tendermi se cado, ma sono sicuri, almeno, mi proteggono… Qui, sola, io, come cieca. E i miei figli fuori, in campagna, dove ogni foglia d’albero è un orecchio attento (…) e loro fuori, allo scoperto. Me li sento morire tutti i giorni all’alba non appena saltano quella soglia e spariscono. Per qualche ora? Per sempre? Non è neanche un anno che porto questo lutto e la minaccia torna a prendermi per i capelli […]

In queste parole d’apertura del dramma, traboccanti di struggente angoscia per il destino dei figli è inciso a caratteri di fuoco il destino finale di una tragedia annunciata. A pronunciarle, nel monologo d’apertura, prologo alla “tragedia”, è una madre in lutto, vedova di mafia. Dopo, l’assassinio del marito, morto in un agguato mafioso perché ha osato opporsi alle pretese di un boss, a causa di un vile ricatto che le impone di abbandonare la terra, la casa in cui vive e partire con i figli, innalza attorno a sé un invalicabile muro di silenzio, nascondendo loro la verità sull’assassinio padre. E’ il suo estremo tentativo di proteggerli che però le si rivelerà fatale. Infatti dopo l’uccisione di Neli, il più piccolo dei figli, per mano del boss, spinta da un comprensibile desiderio di vendetta armerà involontariamente le loro mani scatenando una faida cruenta e fatale. Solo Antonio studia diritto e crede nella giustizia che si affida alla legge, sopravvive alla strage: è lui infatti ad incarnare il logos che attraverso la parola rischiara di luce le tenebre di una realtà fatta di morti, assassini e vendette. Egli rappresenta difatti la speranza di un cambiamento, di una possibile alternativa sana al sopruso e alla violenza del potere mafioso.

Il Muro di silenzio di Paolo Messina, poeta e drammaturgo palermitano morto nel 2011 e ingiustamente dimenticato, è la prima opera sulla mafia della letteratura italiana. Rappresentata per la prima volta in Italia nel 1961 e ripresa due anni dopo con un cast di attori formidabili Paola Borboni, Giammaria Volontè e Carla Gravina nei ruoli da protagonisti. Il dramma rappresentato per l’Europa ottenne straordinario consenso di critica e pubblico. Nel 1965 fu trasmesso dalla BBC di Londra, l’anno successivo rappresentato a Oslo. Paolo Mannina 2Ma dopo il successo la pièce teatrale venne messa da parte e dimenticata: la Rai la giudicò non adatta al suo pubblico. Non doveva essere facile in quegli anni parlare di Mafia né tanto meno denunciare la contiguità tra illegalità e legalità, rappresentando una storia limite in cui la soglia che separa l’agire mafioso dall’agire della vittima, seppure a difesa dei propri interessi, è estremamente sottile: i ruoli si confondono e le vittime finiscono per agire come i carnefici.

La protagonista del Muro di Silenzio, difatti, è una Madre, come tante madri, attanagliata dalla paura di perdere i figli: ma nel tentativo di proteggerli alla fine finisce per armarne le mani innescando un meccanismo di morti a catena.

Questo “studio per una tragedia siciliana”, come recita il sottotitolo, indaga appunto le possibilità di rappresentare in teatro una storia d’altri tempi che qui assurge a dramma storico, a tragedia della Sicilia.

Il nucleo narrativo originario che mette in scena le lacerazioni intime di una madre ricattata da un boss e minacciata della morte dei figli, straripa oltre il confine del testo stesso portando il racconto al di qua del palcoscenico, dalla parte degli attori che sono dunque alle prese con uno studio teatrale sulla mafia. Così la rappresentazione si fa indagine e ricerca circa le possibilità di raccontare e interpretare una storia d’altri tempi, dai contenuti, però, universali: niente scene ma solo un universo scenografico simbolico e rarefatto, segnato da confini geometrici e muri virtuali, da linee d’ombra che gli attori attraversano costantemente per entrare e uscire dal personaggio e dalla vicenda rappresentata.

La scena che sembra un campo di calcio è essenziale, scarnificata, come la storia che gli attori raccontano; quasi a voler suggerire la distanza abissale che separa la Sicilia di oggi, da quell’universo protomafioso in cui il limite tra l’agire criminale da un lato, legalità e giustizia dall’altro era ancora opaco e confuso. Un racconto in retrospettiva che, come in un gioco di specchi, porta a riflettere sull’oggi

Sabato 21 Febbraio ore 21 – Domenica 22 Febbraio ore 15

Evento organizzato in collaborazione con Montello Spa

Teatro l’Idea di Sambuca di Sicilia

Il muro di silenzio – Studio per una tragedia siciliana

Atto unico tratto dal libro di Paolo Messina – Con Sergio Beercock, Alberto Lanzafame, Floriana Patti, Antonio Paride Pisciotta, Giuseppe Provinzano, Ada Totaro

Regia Paolo Mannina

Scena e tecnica Antonio di Prima

Produzione Teatro Comunale L’Idea in collaborazione con Fleurs du mal events e Teatro Garibaldi alla Kalsa di Palermo

Luci Vincenzo Cannioto
Effetti sonori @rpha
Musiche a.f.r.o.r.e. (Davide Fasoli, Carlo Corrado Faccioni, Filippo Biondi)