Festival 2014/15


Il muro di silenzio – Studio per una tragedia siciliana

Paolo MannninaSabato 21 Febbraio ore 21
Domenica 22 Febbraio ore 15

[…] Eccomi, sola, qui tra questi muri, che non hanno braccia da tendermi se cado, ma sono sicuri, almeno, mi proteggono… Qui, sola, io, come cieca. E i miei figli fuori, in campagna, dove ogni foglia d’albero è un orecchio attento (…) e loro fuori, allo scoperto. Me li sento morire tutti i giorni all’alba non appena saltano quella soglia e spariscono. Per qualche ora? Per sempre? Non è neanche un anno che porto questo lutto e la minaccia torna a prendermi per i capelli […]

In queste parole d’apertura del dramma, traboccanti di struggente angoscia per il destino dei figli è inciso a caratteri di fuoco il destino finale di una tragedia annunciata. A pronunciarle, nel monologo d’apertura, prologo alla “tragedia”, è una madre in lutto, vedova di mafia. Dopo, l’assassinio del marito, morto in un agguato mafioso perché ha osato opporsi alle pretese di un boss, a causa di un vile ricatto che le impone di abbandonare la terra, la casa in cui vive e partire con i figli, innalza attorno a sé un invalicabile muro di silenzio, nascondendo loro la verità sull’assassinio padre. E’ il suo estremo tentativo di proteggerli che però le si rivelerà fatale. Infatti dopo l’uccisione di Neli, il più piccolo dei figli, per mano del boss, spinta da un comprensibile desiderio di vendetta armerà involontariamente le loro mani scatenando una faida cruenta e fatale. Solo Antonio studia diritto e crede nella giustizia che si affida alla legge, sopravvive alla strage: è lui infatti ad incarnare il logos che attraverso la parola rischiara di luce le tenebre di una realtà fatta di morti, assassini e vendette. Egli rappresenta difatti la speranza di un cambiamento, di una possibile alternativa sana al sopruso e alla violenza del potere mafioso.

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Magazzino 18

Cristicchi-2Sabato 28 febbraio ore 21

Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante. Racconta di una pagina dolorosissima della storia d’Italia, di una vicenda complessa e mai abbastanza conosciuta del nostro Novecento. Ed è ancor più straziante perché affida questa “memoria” non a un imponente monumento o a una documentazione impressionante, ma a tante piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità. Una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta “Servizio Esodo”. Simile la catalogazione per un armadio, e poi materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, altri oggetti, altri numeri, altri nomi… Oggetti comuni che accompagnano lo scorrere di tante vite: uno scorrere improvvisamente interrotto dalla Storia, dall’esodo.

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L’elisir di calciatori e poliziotti

Donizetti - AgostiSabato 7 Marzo ore 21
Domenica 8 Marzo ore 15

Un calcio al pallone che arriva in teatro dalla porta rimasta aperta.
Il mio Elisir comincia così: un’intrusione violenta nella musica di Donizetti.

Calciatori e poliziotti sono accomunati dalla tipologia di gambe, non troppo alte e muscolose.
Nel quartetto a cui voglio ridurre l’opera di Donizetti, Belcore – il pretendente – deve essere un poliziotto. Dulcamara un arbitro. Nemorino, un calciatore dilettante.
A lui, quali che siano, l’onore delle gambe.

Resta Adina.
Cuore femminile, contesa da tutta Albano.
Il palcoscenico del suo piccolo teatro inclinato mi ha conquistato subito, come un elisir rappresentato dalla vecchia pellicola peplum rimasta nel proiettore.

Vorrei rimetterne in moto una che senza travestire un’opera immortale, mettesse a nudo ciò che amo. (Giacomo Agosti)

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Dopodiché – stasera mi butto

Dopodiché-2Sabato 14 Marzo ore 21

Sappiamo chi sei. Tu sei un disagiato. Lo sai tu e lo sappiamo anche noi. Sappiamo quante energie sprechi per non farlo vedere. Fratello disagiato, basta: Il disagio non è un ostacolo sulla strada, il disagio è la strada. Non cercare di cambiare te stesso. Non cercare di apparire migliore. Accettati come sei: pigro, inetto, inconcludente, dispersivo, vile. Noi ti vogliamo bene così. Non preoccuparti: elimineremo assieme ogni senso di colpa, ogni residuo di frustrazione. Noi siamo qui per aiutarti. Siamo portatori di un messaggio universale che si esprime attraverso la pratica delle tre d: Distrazione, Disinteresse, Disaffezione. Stringi la mano che ti porgiamo. Il futuro è nostro. Grandi giorni di festa si avvicinano. Noi siamo la Generazione Disagio. E ce ne sbattiamo il cazzo.

Lo sappiamo che la vita è dura, che c’è crisi, che c’è lo spread. E allora? Dopodiché? Cosa vogliamo fare? Un nuovo partito che entra in Parlamento?!? La rivoluzione? Morire per difendere un albero in Turchia? No!

E allora cosa ci rimane? Il suicidio? Sì! Ma per ridere!

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