Festival


Scarpette Strette

Sabato 5 Settembre, ore 18.30
Piazza Caduti per la Patria, Albano Sant’Alessandro

Luna e Gnac Teatro presenta “Scarpette Strette”, spettacolo comico-musicale ispirato a “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev e alla prima regola del teatro: “comunque vada, lo spettacolo deve continuare”. Con Michele Eynard e Federica Molteni, collaborazione artistica Silvia Briozzo

È la sera della prima. Il sipario sta per alzarsi sulla versione ecologica della celebre opera per voce e orchestra “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev. In questa versione i ruoli sono rovesciati: il lupo e gli altri animali dovranno difendersi da un pestifero Pierino armato di fionda. Il teatro è gremito. In scena un’attrice emozionatissima al suo primo ruolo di rilievo e un presentatore un po’ cialtrone. Poco prima dell’inizio, un imprevisto: l’orchestra non c’è! S’infrangono così anche i sogni della giovane attrice che in quel debutto vedeva la sua grande occasione di successo. Il presentatore è deciso a salvare lo spettacolo ma per farlo ha bisogno della collaborazione della ragazza che non ne vuole sapere; adotterà tutte le sue improbabili doti per conquistare la sua fiducia. Insieme si improvviseranno acrobati, mimi e ballerini, usando travestimenti di fortuna con l’obiettivo di condurre lo spettacolo al termine. Le tensioni personali dei protagonisti e le vicende dei personaggi della fiaba procedono parallele, perennemente in bilico tra ripicche e complicità, per rivelarsi al pubblico nel loro aspetto più autentico: comico e intenso.E così lo spettatore si trova ad assistere ad un doppio spettacolo condotto all’insegna dell’ironia e dello spirito di adattamento, nella migliore tradizione della clownerie, in un delizioso gioco di teatro nel teatro

Piccolo Canto di Resurrezione

Sabato 5 Settembre, ore 20.45
Piazza Caduti per la Patria, Albano Sant’Alessandro

Compagnia Piccolo Canto presenta “Piccolo Canto di Resurrezione”, di e con Francesca Cecala, Miriam Gotti, Barbara Menegardo, Ilaria Pezzera, Swewa Schneider. Il progetto è una vera e propria partitura di voci, suoni, canti, parole e racconti. La rinascita e la resurrezione sono i temi ispiratori per questa performance corale. Non necessariamente quelle mitiche o eroiche, ma anche quelle quotidiane, quelle dalle sofferenze piccole o grandi che la vita ci riserva. Cinque voci a cappella che si intrecciano. Polifonie di parole e suoni. Un concerto. Uno spettacolo. O forse, semplicemente, un rito.

La Loba è vecchia. È una donna di due milioni di anni. Vive in un luogo sperduto che tutti conoscono, ma pochi hanno visto. Raccoglie le ossa, quelle che corrono il pericolo di andare perdute. È custode di quanto sta morendo e di quanto è già morto. La sua figura ancestrale di donna selvatica fa da confine e tramite tra ciò che è vivo e ciò che è morto, tra ciò che è desueto e ciò che anela alla Resurrezione.

In scena cinque donne, cinque voci tentano di rispondere a queste domande. Come la Loba raccontano storie di vite che anelano al cambiamento, poi al riscatto e poi alla guarigione e infine alla Resurrezione. Storie dal sapore acre, a volte tragicomico e dal ritmo variegato. Cinque voci diverse che si fondono in un unico affresco di racconti cantati e canti musicati. Voci che si fanno invettiva, poesia, preghiera e che si innalzano in canto. Un canto polifonico che si fa portavoce della rinascita e che ne assume tutte le sue caratteristiche: il dolore, il buio, la spinta, la rabbia, il pianto, la gioia, il riso che contagia che apre e libera. E ad ogni canto la memoria prenderà forma, risorgerà.

La storia del santo traditore

Domenica 17 giugno ore 21,15

Castello Camozzi Vertova – Costa di Mezzate
In caso di maltempo: Auditorium comunale di MontelloSanto-web

È il 1806: il brigante Carcino Carciofoli racconta la sua amicizia con Vincenzo Pacchiana, meglio noto come “Paci Paciana”. Le leggende popolari, poi confluite nel folklore locale, riportano la storia
di un fuorilegge che ruba ai ricchi e aiuta i poveri, di un presunto Robin Hood della Valle Brembana che combatte le ingiustizie vendicando i torti subiti e mettendo in scacco gli sbirri e i francesi. Ma non è solo di questo che parla lo spettacolo, incentrato semmai sul personaggio di Carcino che misteriosamente in fuga per tornare nelle sue valli, accompagnato per un tratto di strada da un giovane pastore, durante una sosta gli racconta alcuni episodi della sua storia, un punto di vista dal basso di un momento storico complesso e drammatico, quello della fine del tradizionale e paternalistico governo veneziano e quello dell’irruzione violenta della modernità, rappresentata dalle nuove idee importate sulla cima delle baionette dalle armate napoleoniche. Su uno sfondo storico fedele e coerente si ricostruisce una vicenda nella quale i “valleriani”, gli abitanti delle valli bergamasche, già provati dalle miserie quotidiane, dalla fame, dal cattivo raccolto, dalle malattie, dai provvedimenti emanati dalle nuove autorità, dalla distruzione progressiva del “loro” mondo e della “loro” cultura, proiettano le loro aspettative, i loro sogni, le loro confuse aspirazioni, ma anche la loro radicale estraneità a tutto quello che arriva dalla città e “da fuori”. Leggi tutto »

La storia di Taborre e Maddalena

Venerdì 13 luglio ore 21,15
Agriturismo Sant’Alessandro – Albano Sant’Alessandro

“Chi nomina chiama e qualcuno accorre, senza spiegazioni, al luogo dove il suo nome lo sta chiamando. Quando questo accade, si ha il diritto di credere che nessuno se ne va del tutto finché non muoia la parola che, chiamandolo, lo fa ritornare” (Edoardo Galeano)

In un trattato iraniano del quindicesimo secolo dedicato alle arti dello spettacolo, sull’arte dei raccontatori è scritto: …se ti domandano qual è l’origine di quest’arte, rispondi che è la sapienza e che colui che sa ignora, allorché comincia la narrazione, come la condurrà; se ti domandano come finisce una narrazione, rispondi: con la conquista dei cuori…

Lo spettacolo narra la storia di due giovani, Taborre e Maddalena, che la sorte ha destinato a vite diverse. Fuggono dal loro impossibile amore e trovano rifugio in una radura del Gargano, presso la casa di un vecchio pastore che l’uomo ha costruito intorno a un albero di pere. Nell’incontro silenzioso dei tre, l’uomo offre ai due ragazzi un frutto poi, piantati i semi raccolti per tutta la sua vita, comincia la narrazione. E racconta loro la storia di un re d’un epoca lontana che aveva tre figli e un grande giardino con, al centro, un albero di pere…

Il lavoro nasce dall’incontro di un attore e un musicista che, ritrovatisi intorno ad una tavola imbandita con cibi semplici, un piatto di grano cotto con il pomodoro, del pane, un bicchiere di “mieru”, pecorino e pere, hanno cominciato a raccontarsi. E le storie sono nate dai suoni piccoli della tavola: il suono delle posate nei piatti, il gorgoglio del vino che cade nel bicchiere, il tintinnio dei bicchieri che s’incontrano nel brindisi… per diventare musica e parole. Perché così nascono le storie: intorno a un tavolo, con i suoni e le parole semplici di chi si ritrova a condividere una cena, un pasto.

Raccontare storie è arte antica e necessità profonda dell’essere umano. Dare forma di storia all’esperienza vissuta, per comprendere e dare ordine a quanto accade, conservarne la memoria, creare un senso di appartenenza. E se le parole per narrare non bastano, allora saranno i gesti, gli sguardi, i suoni, la musica a raccontare la paura, lo stupore, il coraggio, la conquista, l’amore.

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Fiatone – io e la bicicletta

Venerdì 20 luglio ore 21,15

Parco Comunale – Gorlago
In caso di maltempo: Cinema Teatro Carisma di Gorlago

Luna-e-GNACItalo è un normale automobilista urbano. Ogni giorno va al lavoro in macchina e torna dal lavoro in macchina, contribuendo ad alimentare l’Eterno Ingorgo. Non c’è nulla di sbagliato in questo. È semplicemente la Normalità. Poi un giorno tutto cambia. Per un incredibile scherzo del destino, dall’oggi al domani, l’automobile gli è preclusa… qualsiasi automobile. Mai più automobili per i propri spostamenti. Che fare? Coi mezzi pubblici è un delirio. Ma in cantina è sepolta una vecchia bicicletta…

Uno spettacolo per raccontare il percorso di formazione di un ciclista urbano, uno che adotta la bicicletta come principale mezzo di trasporto, con qualsiasi tempo e su qualsiasi tragitto, per necessità e poi per scelta, sfidando un tracciato di viabilità urbana pensato solo per il traffico automobilistico, e duellando con una cultura urbana in cui l’auto è data semplicemente per scontata. I due mondi opposti, gli opposti profili psicologici, e gli opposti punti di vista sulle Questioni della Vita, quello dell’automobilista e quello del ciclista, tra ingorghi, piste ciclabili, forature, salite e discese, infrazioni e intemperie, vengono a collidere comicamente attraverso le tappe di questa esperienza di cambiamento. Italo incarna un processo di cambiamento che sta avvenendo con velocità diverse in tutti i paesi occidentali.

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È bello vivere liberi!

Venerdì 03 agosto ore 21,15
Villa Brentani – Scanzorosciate
In caso di maltempo: Teatro di Rosciate

“È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina, incontra la storia e la sua violenza. Resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive. Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l’ha conosciuta. Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare. In questa ricerca anche l’orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo.” (Motivazione della giuria del Premio Scenario Ustica)

È bello vivere liberi! è uno spettacolo per riappropriaci della gioia, delle risate, delle speranze dei partigiani che sono state soffocate dallo sterile nozionismo. È uno spettacolo per riscoprire l’atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile. Per questo È bello vivere liberi! è dedicato a tutti quelli che l’antifascismo l’hanno studiato solo sui libri di scuola, perché anche per loro la Resistenza diventi “festa d’aprile!”. Leggi tutto »