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SUMMARY:"I cuori battono nelle uova"
DESCRIPTION:Auditorium Comunale – ChiudunoLes Moustaches“I cuori battono nelle uova”drammaturgia Alberto Fumagalliregia Ludovica d’Auria e Alberto Fumagallicon Viola Dini\, Elena Ferri e Grazia Nazzaroscene e luci Eleonora Rodigaricostumi Giulio Morinimovimento scenico Alberto Bellandiassistente alla regia Tommaso Ferreroresponsabile organizzativo Pietro Morbellifoto di scena Serena Peacoproduzione Les Moustaches\, Accademia Perduta Romagna Teatriin collaborazione Winifred\, Ilinx\, Proxima Res \nTre donne aspettano un figlio. Le pance si mostrano piene e levigate\, ricordano tre bellissime uova\, tanto forti quanto fragili. I cuori battono nelle uova è amore disperato\, vuoto incolmabile\, esplosione di gioia: un vero e proprio inno alla vita. \nTre donne\, ognuna di loro porta un lungo camice che ne nasconde le forme\, tranne quelle delle loro pance che sono gonfie e tonde. Le tre aspettano un figlio\, il loro primo figlio. Le pance delle donne si mostrano piene e levigate\, ricordano tre bellissime uova\, tanto forti quanto fragili. Il disegno del domani dei propri figli condizionerà il comportamento delle tre donne che\, mosse da un amore cieco\, si spingeranno in azioni\, paure e dinamiche nascoste nel più buio cassetto dell’animo umano.La drammaturgia de “I cuori battono nelle uova” decalca con ancora più teatralità lo stile Les Moustaches. Le parole sono inserite in un pentagramma drammaturgico proprio come le note abitano quello musicale; concetti secchi e feroci si alternano a pensieri grassi e sfarzosi\, portatori di immagini poetiche e fiabesche che rileggono una realtà becera e ripetuta.Gli attori non hanno la possibilità di improvvisare o di sostituire una parola per un’altra\, il rischio sarebbe quello di scordare uno strumento minuziosamente costruito per riportare un determinato suono: da una musicalità volutamente bambinesca che ricorda una semplice filastrocca ad un classico monologo pieno di emozioni\, di pause e di silenzi. Le parole di questo spettacolo sono ingombranti ma al tempo stesso leggerissime\, a servizio dell’attore e del racconto\, coniugate ad una regia generosa di immagini e suggestioni.“Lo sviluppo della messinscena nasce dall’indagine di tre elementi: il corpo\, la luce e il ritmo.Tre corpi gravidi sono protagonisti della messinscena\, dominano lo spazio e lo disegnano. La scenografia e gli oggetti di scena diventano espansione delle pance. Tutto torna ad una linea circolare infinita senza controllo\, che è il ciclo della vita\, la sagoma di un uovo. La donna gravida è vita che contiene vita\, è simbolo archetipico\, immagine mitologica che seduce i nostri occhi. Così\, la visione angelica e fragile lascia spazio a delle figure animalesche e primordiali che superando i limiti della realtà fondono nei loro corpi una dimensione tragicomica.Volevamo che la luce fosse punto di congiunzione tra il sogno e l’incubo. Il mezzo per superare le speranze di queste donne e rappresentare le loro angosce. La scenografia\, quindi\, da culla accogliente diviene proiezione inquietante delle loro più grandi paure.Il ritmo del cuore è il principio creatore della messinscena. Sarà flebile\, forte\, a volte stanco\, poi inesauribile e resistente\, spietato e accelerato. Potrebbe rallentare\, di colpo fermarsi\, per poi ricominciare a battere. Come chiusi in grande guscio e\, immaginando di sincronizzare i nostri cuori\, gli attori e gli spettatori ascolteranno lo stesso palpito.La scena prenderà vita come il leggero battito di piccoli cuori che si formano nei gusci delle uova. Racconteremo l’incessante lotta della vita sulla morte abbandonandoci alle nostre illusioni creative nell’unico luogo che ci permette di riscrivere le regole di questo mondo\, il teatro”. (Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli). \n(Foto Serena Pea) \n											\n															 \nA seguire degustazione offerta da Società Agricola Locatelli Caffi di ChiudunoEvento realizzato con il contributo del Comune di Chiuduno \n			\n						Scopri di più su TdV edizione 2026\n					\n			\n						Eventi
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SUMMARY:"Pinocchio / che cos’è una persona?"
DESCRIPTION:Cineteatro “G. Gavazzeni” – SeriateDavide IodiceCompagnia Scuola Elementare del Teatro APS“Pinocchio / che cos’è una persona?”ideazione\, drammaturgia\, regia\, scene e luci Davide Iodicecon Giorgio Albero Gaetano Balzano\, Danilo Blaquier\, Federico Caccese\, Stefano Cocifoglia\, Giuseppe De Cesare\, Simona De Cesare\, Patrizia De Rosa\, Gianluca De Stefano\, Paola Delli Paoli\, Chiara Alina Di Sarno\, Aliù Fofana\, Cynthia Fiumanò\, Ciro Esposito\, Marino Mazzei\, Serena Mazzei\, Giuseppina Oliva\, Ariele Pone\, Tommaso Renzuto Iodice\, Giovanna Silvestri\, Jurij Tognaccini\, Renato Tognaccinitraining e studi sul movimento Chiara Alborino\, Lia Gusein-Zadéequipe pedagogica e collaborazione al processo creativo Monica Palomby\, Eleonora Ricciarditutor Danilo Blaquier\, Veronica D’Elia\, Mara Merullocura del processo laboratoriale Scuola Elementare del Teatro Apsversi Giovanna Silvestrirealizzazione scene Ivan Gordiano Borrellicura dei costumi Daniela Salernitano con Federica Ferreritecnico audio Luigi Di Martinotecnico luci Simone Picardidirettrice di produzione Hilenia De Falcofoto Renato Espositoufficio stampa Elena Lambertiproduzione Interno 5\, Teatro di Napoli-Teatro Nazionalepartner Teatro Trianon Viviani\, Forgat Odvsi ringraziano Gabriele D’Elia\, Tonia Persico\, Ilaria Scarano \nLo spettacolo è un potente rito collettivo che trasforma la fragilità in arte pura. Una narrazione necessaria che dà voce a chi è “extra-ordinario”\, usando Pinocchio per gridare una domanda vitale sul futuro e sulla dignità di ogni persona oltre ogni norma sociale. \nUno spettacolo corale potente e commovente\, nato all’interno della Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare delle Arti Sceniche. Un laboratorio permanente in cui ragazze e ragazzi con sindrome di Down\, autismo\, Asperger\, sindrome di Williams\, ma anche giovani in uscita dal carcere e adulti\, genitori e amici\, condividono un’esperienza artistica e umana capace di trasformare la fragilità in espressione viva e creativa. Pinocchio è il fratello simbolico di tutti i “diversi”\, di tutti coloro che abitano la complessità della crescita e dell’identità. È il burattino che non si adatta al mondo e che\, come spiega Iodice\, “incarna tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile e incompresa\, nel cui tormento si specchia una società di adulti in rovina”. Ma cosa significa diventare persona? “E dopo?” chiede Pinocchio a Geppetto nella pancia della balena\, e questa domanda attraversa tutta l’opera come un grido sottile e potente\, che interpella non solo le famiglie\, ma la società tutta. Attraverso improvvisazioni\, testimonianze\, simboli e invenzioni visive – come i nasi che i ragazzi indossano per raccontare le bugie altrui\, o il Grillo parlante che cammina sotto il peso di una croce fatta di libri – la scena si anima di una forza corale che alterna commozione\, ironia e vitalità. Non c’è pietismo\, ma la volontà di affermare che anche chi vive “fuori dall’ordinario” ha diritto alla gioia\, alla bellezza\, alla condivisione. Un teatro che è rito collettivo\, gesto politico e poetico\, nel quale le differenze non vengono “normalizzate” ma rese visibili\, accettate\, amate. Applausi sinceri accompagnano la fine dell’evento\, specchio di un cammino possibile in cui il teatro non rappresenta la realtà\, ma la trasforma\, la abbraccia e la fa risuonare in ogni spettatore.“Più volte in questi dieci anni la figura del burattino Pinocchio ci è stato di ispirazione. Da sempre ci siamo rivolti a lui come a un fratello simbolico dei ragazzi che compongono l’articolato gruppo di lavoro. Come pure appartiene alla stessa famiglia di quei ragazzi “miracolosamente” sottratti al crimine o in pieno percorso di ridefinizione della propria esistenza all’uscita del carcere che non hanno potuto (?) o saputo (?) evitare.Pinocchio e l’intera compagine della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile\, incompresa\, nel cui tormento a tratti gioiosamente furioso\, a tratti cupo e irredimibile\, si specchia una società di adulti da macchietta o in rovina. Pinocchio è il diverso\, è tutti i diversi con la loro carica anarchica e dirompente\, ma è pure il legno ‘stuprato’ come diceva Bene\, dalla perversione ‘dell’immagine e somiglianza’ aggiungo io di un Padre\, di tutta una Società normalizzante per la quale il concetto di Persona ha canoni rigidi\, di convenzione\, borghesi. Pinocchio\, in una prima stesura\, finiva con l’impiccagione del burattino\, come a segnare un’impossibilità di uscita\, poi corretta da Collodi con una definitiva\, conciliante\, benevola trasformazione in bambino\, in Persona. Sì\, ma che cos’è una Persona? Questo progetto ha determinato la formazione di una vera e propria compagnia della Scuola Elementare del Teatro. Pinocchio pone la questione del rapporto con la genitorialità; l’ispirazione è connessa al momento in cui Pinocchio ritrova suo padre nella pancia della balena. Geppetto gli dice che tra un po’ la candela si spegnerà e rimarranno al buio. Pinocchio risponde: “E dopo?” e Geppetto non riesce a trovare la risposta\, la soluzione la troverà Pinocchio. Questo “dopo” è un po’ la domanda principale che si pone qualsiasi genitore di un ragazzo ‘straordinario’ come preferisco dire\, nel senso di extra-ordinario\, cioè fuori dall’ordinario. La risposta non spetta solo alla famiglia\, ma anche alla società\, alla comunità\, a chi si occupa di assistenza. Geppetto è un genitore che ha un figlio generato da un pezzo di legno e vuole a tutti i costi renderlo “normale”. Noi che lavoriamo con la diversità e la fragilità\, sappiamo come il concetto di normalità sia molto malinteso e pericoloso. Sento l’esigenza\, dopo anni\, di fare un vero e proprio manifesto per e sulla disabilità. Spesso c’è tanta retorica\, tanta carità un po’ penosa. Quello della disabilità è un mondo molto complesso e ricco\, c’è una volontà di espressione da parte di questi ragazzi\, di essere visti per quello che sono. Ai ragazzi spiego che la “normalità” è il diritto ad avere momenti di felicità\, di espressione\, di condivisione”. (Davide Iodice) \n(Foto Renato Esposito) \n											\n															\n											\n															 \nEvento realizzato con il contributo del Comune di Seriate e di S.I.E.C. srl / Cineteatro GavazzeniIn collaborazione con BGY Milan Bergamo Airport Per La Solidarietà \n										\n			\n						Scopri di più su TdV edizione 2026\n					\n			\n						Eventi
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